Agropoli la perla del Cilento un sogno tutto da vivere

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Indice dei Contenuti

Agropoli è un importante centro costiero di 21.838 abitanti della provincia di Salerno, in Campania. È situata nel Cilento, alle porte occidentali del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, si affaccia sul mar Tirreno all’estremità meridionale del golfo di Salerno ed a sud della piana del Sele.

Agropoli ha una superficie di 3.261 ettari di cui 564 ricadenti all’interno del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.

Ha un grande porto turistico attrezzato ed un imponente catena di torri costiere, come quelle di San Marco e di San Francesco.

Agropoli dal 9 gennaio del 2004 si fregia del titolo di città.

In passato era chiamata Acropoli, dal latino acropolis, a sua volta risalente dal greco akropolis, con il significato di “città alta”, in riferimento alla sua posizione geografica. Con il tempo divenne Agropoli perché forse il nome fu contaminato dal latino ager (campo).

Info Agropoli

Coordinate: 40°21′30″N 14°59′00″E

Altitudine: 24 m s.l.m.

Superficie: 32,77 km²

Abitanti: 21 838[3] (30-4-2017)

Densità: 666,4 ab./km²

CAP Agropoli: 84043

Prefisso telefonico Agropoli: 0974

Codice ISTAT Agropoli: 065002

Codice catastale Agropoli: A091

Patrono Agropoli : santi Pietro e Paolo

Giorno festivo: 29 giugno

Previsioni meteo Agropoli oggi —-> ilmeteo.it <—-

Agropoli la perla del Cilento

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Vista sul porto turistico di Agropoli

La storia di Agropoli

Fin dal Neolitico, stando a quanto emerso a seguito di alcuni scavi archeologici, il territorio di Agropoli ha visto la presenza dell’uomo, soprattutto di popoli dediti alla caccia e alla pesca, infatti sono stati ritrovati i resti di un villaggio Protostorico (XI-X sec. a.C.).

Successivamente la baia situata alla foce del fiume Testene fu utilizzata, dai Greci, come approdo per i numerosi scambi commerciali effettuati sia prima che dopo la fondazione della vicina Poseidonia (Paestum).

Sul vicino promontorio, che assunse il nome di “Petra”, a metà del VII secolo a.C. i Greci edificarono un tempio dedicato ad Artemide. Era il teikos della prima generazione di Coloni Sibariti eretto sulla collina agropolese prima della fondazione di Poseidonia.

Templi greci
Reperti greci ritrovati ad Agropoli ed esposti al Museo di Paestum

Dove oggi si trova il frequentatissimo lungomare San Marco, in epoca romana, a partire dal I secolo a.C., è stata verificata la presenza di un piccolo borgo marinaro, Ercula, destinato a servire da approdo anche per la vicina Paestum, il cui porto andava insabbiandosi.

La quiete del piccolo borgo venne infranta dalle incursioni, nel V secolo d.C, dei Vandali provenienti dall’Africa che costrinsero gli abitanti ad abbandonarlo, perchè difficilmente difendibile, e a trasferirsi sul vicino promontorio.

Durante la guerra greco-gotica (535-553 d.C.) i Bizantini vi costruirono una roccaforte, che prese il nome di Acropolis (“città alta”).

Alla fine del VI secolo vi si rifugiò il vescovo di Paestum per sfuggire ai Longobardi.

Con l’arrivo dei profughi bizantini dalla Lucania Agropoli si ingrandì e divenne sede di un vescovato.

Nell’882 i Bizantini furono cacciati dai Saraceni, i quali costruirono un ribāṭ (nuova fortificazione): da qui partivano gli attacchi ai paesi vicini fino a Salerno.

Nel 915 i Saraceni furono sconfitti e Agropoli tornò sotto la giurisdizione dei vescovi, che in quel periodo avevano stabilito la loro sede a Capaccio.

I vescovi dominarono la città per tutta l’epoca medioevale, insieme ai centri di Ogliastro ed Eredita, e ai villaggi di Lucolo, Mandrolle, Pastina, San Marco di Agropoli e San Pietro di Eredita, che componevano il feudo di Agropoli.

Nel 1412 i feudi di Agropoli e Castellabate furono ceduti da papa Gregorio XII al re Ladislao di Durazzo (1386 – 1414) come parziale pagamento di debiti accumulati nell’arco di alcune guerre.

Il 20 luglio 1436 Alfonso V d’Aragona concesse i feudi di Agropoli e Castellabate a Giovanni Sanseverino, già conte di Marsico e barone del Cilento, che come compenso doveva versare ai vescovi di Capaccio 12 once d’oro l’anno. Solo nel 1443 il re riprese possesso del territorio.

Successivamente Agropoli passò sotto il dominio di diverse casate: tra il 1505 e il 1507 Rodrigo D’Avalos marchese di Vasto e, fino al 1552, i Sanseverino.

In seguito alla perdita dei suoi possedimenti da parte del principe Ferrante, ultimo rappresentante dei Sanseverino, accusato di tradimento nel 1553, Agropoli passò ai D’Ayerbo d’Aragona, nel 1564 ai Grimaldi, nel 1597 agli Arcella Caracciolo, nel 1607 ai Mendoza, nel 1626 ai Filomarino già principi di Roccadaspide, nel 1650 ai Mastrillo, che si alternarono per un breve periodo con gli Zazzero d’Aragona.

I Sanfelici, duchi di Laureana, conservarono il potere sulla cittadina fino all’abolizione del sistema feudale.

Nel Ottocento Agropoli iniziò l’espansione oltre l’antico borgo.

Dal 1811 al 1860 fece parte del circondario di Torchiara, appartenente al distretto di Vallo del Regno delle Due Sicilie.
Dal 1860 al 1927, durante il Regno d’Italia fece parte del mandamento di Torchiara, appartenente al circondario di Vallo della Lucania.

Agropoli: monumenti e luoghi d’interesse

Gli scaloni, la porta e la cinta muraria

Agropoli, che solo nel corso del XIX secolo iniziò ad espandersi oltre la cinta muraria, conserva intatto il centro antico e gran parte del delle mura difensive con il portale seicentesco d’ingresso, ottimamente conservato, al quale vi si accede attraverso la caratteristica salita degli “scaloni”, che per secoli è stata l’unica via d’accesso al borgo e oggi uno dei pochissimi esempi di salita a gradoni, caratterizzati da gradinate larghe e basse, sopravvissuti alle esigenze del traffico veicolare, che altrove ne hanno determinato l’appiattimento e quindi la scomparsa.

La caratteristica porta, oggi simbolo della città, presenta due aperture, una più grande, la porta principale, ed una più piccola, quella secondaria che fu aperta soltanto agli inizi del XX secolo; tra i due portali è ben visibile l’antica feritoia che permetteva alle guardie di vigilare e difendere l’ingresso.

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La porta di Agropoli

La porta è sormontata da cinque merli, due dei quali sostengono altrettante palle di pietra. Le palle, alternate con altre di cemento e una croce di ferro indicante l’anno 1909, ricordo delle sacre missioni, decorano il parapetto sul ciglio della rupe.

Posizionato sopra l’arco principale troviamo lo stemma marmoreo degli ultimi feudatari di Agropoli i Duchi Delli Monti Sanfelice (lo stemma di questa nobile famiglia, in origine, decorava l’ingresso del Castello).

 Duchi Delli Monti Sanfelice
Lo stemma dei Duchi Delli Monti Sanfelice

Come si può vedere dal primo piano dello stemma, nella foto a sinistra, questi è sovrastato da una corona mentre in basso si nota un mascherone.

All’interno troviamo lo stemma nobiliare vero e proprio: uno scudo diviso in due parti, sulla sinistra troviamo una croce, che  era il simbolo della famiglia estinta Delli Monti, mentre sulla destra troviamo l’originario emblema dei duchi Sanfelice e cioè sei oche suddivise in due gruppi di tre (in alto le troviamo in fila indiana, mentre in basso queste sono disposte a triangolo).

La porta, costruita utilizzando la pietra locale, è parte integrante della cinta muraria composta da due bracci, uno meridionale e uno settentrionale che si imperniano sul Castello e che si concludono, senza congiungersi, sullo strapiombo della “Rupe” naturale e inespugnabile difesa dagli invasori.

Il castello Angioino Aragonese

La struttura originaria del Castello Angioino Aragonese di Agropoli risale ai Bizantini, oggi presenta l’aspetto assunto dopo le varie ristrutturazioni che si sono susseguite per adattarlo alle continue innovazioni dell’arte della guerra, notevolmente ampliato rispetto all’originario impianto, infatti, questo venne prima profondamente modificato e ristrutturato, nel corso del XV secolo, dai Sanseverino conti di Marsico, potenti feudatari del Regno di Napoli.

Poi fu la volta, nel 1806, delle modifiche apportate per ordine di Napoleone Bonaparte che lo fece occupare dal Genio militare facendolo diventare centro della difesa costiera dell’intero Principato Citra.

Comune di Agropoli
Il fossato e il Castello Angioino Aragonese

Queste profonde modifiche gli hanno dato la forma in cui oggi si presenta: esso è a pianta triangolare ed ha tre torri circolari ai vertici, si erge maestoso sul promontorio andandosi ad incastrare con un vertice all’interno dell’area del borgo antico, mentre la base si protende fuori del nucleo abitato, come fortificazione avanzata sul versante collinare del pendio più dolce e più esposto agli assalti dei nemici.

L’interno del castello è occupato dalla piazza d’armi e da edifici addossati sui lati settentrionale, dove si trova la “Sala dei francesi“, così chiamata a ricordo della sosta del drappello delle truppe francesi nel periodo napoleonico, e orientale. La piazza, oggi è adibita a giardino e a teatro all’aperto.

Attorno alle mura del castello sul lato occidentale, quello che affaccia sul borgo, troviamo il classico fossato largo e profondo, mentre, purtroppo, a causa di svariati smottamenti e interventi agricoli nel corso dei secoli, sul lato orientale non ve ne è quasi più traccia.

Il castello di Agropoli è legato a diversi personaggi:

– Luisa Sanfelice, personaggio minore della rivoluzione napoletana del 1799, la cui vicenda umana ispirò il romanzo di Alexandre Dumas (padre), La San Felice.

Nata a Napoli nel 1764 fu sposa di Andrea Sanfelice, che più volte dimorò nel Castello, la donna fu condannata alla decapitazione per aver svelato la congiura contro la Repubblica organizzata dai fratelli Baccher;

Marguerite Yourcenar, scrittrice francese. che talmente fu affascinata da questo luogo che menzionò il castello di Agropoli nel racconto “Anna, soror”.

Giuseppe Ungaretti, che venne in visita nel Cilento all’inizio degli anni trenta del XX secolo e che ritrasse magistralmente Agropoli nel volume “Mezzogiorno”.

Il Castello è visitabile gratuitamente tutto l’anno ed è sede di importanti eventi culturali.

Il Palazzo Civico delle Arti e il Museo archeologico.

Il Palazzo Cirota, sito in via Pisacane, è oggi la sede del Palazzo Civico delle Arti della Città di Agropoli. Costruito nel 1892 come residenza estiva della famiglia Cirota – benestante famiglia cilentana – ha cambiato più volte utilizzo nel corso degli anni fino a divenire – nel 2011 – il “Palazzo Civico delle Arti” quale struttura espositiva dedicata all’archeologia e all’arte.

Il Palazzo Civico delle Arti ospita al pian terreno il museo archeologico, visitabile gratuitamente tutto l’anno, con una ricca sezione archeologica che illustra, già a partire dalla prima sala, la storia della colonizzazione, dell’evoluzione e dei traffici commerciali dei popoli che si affacciano sul bacino del Mediterraneo.

I reperti archeologici qui conservati illustrano la storia del territorio agropolese. La sezione dei corredi funerari lucani del IV secolo a. C. ne è l’esempio.

I corredi sono riconducibili alla bottega del famoso ceramista pestano Assteas, come attestato dal Cratere e dal Lebes Gamikos provenienti dalla famosa tomba a camera dipinta a doppia deposizione -maschile e femminile- proveniente dalla località Contrada Vecchia di Agropoli.

L’ultima sala documenta la fase tardo-antica che visse questo territorio, riscontrabile grazie ai materiali rinvenuti nella necropoli situata nella località San Marco di Agropoli.

Particolarmente rilevanti sono il sarcofago in marmo italico risalente al III secolo d. C., ornato da un bassorilievo di pregevole fattura rappresentante scene riferibili al culto di Dioniso, e l’epigrafe su pietra tombale del V secolo d. C., primo documento attestante l’inizio del culto cristiano in questa zona.

Al primo piano del Palazzo Civico delle Arti, un’ area espositiva è dedicata all’arte: mostre di pittura, scultura, fotografia, si alternano con regolarità durante tutto l’anno e viene utilizzato per importanti convegni e manifestazioni socio-culturali.

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Il Palazzo Civico delle Arti di Agropoli

Il Faro Punta Fortino

Il faro di Agropoli fu edificato nello stile veneziano nel 1929, il fabbricato è composto da una base quadrata e da una torre alta 10 metri, sulla cima della quale è stata installata la luce a due lampi bianchi con un’intermittenza di 6 secondi.

Questi è situato all’estremità occidentale del centro storico, è chiaramente visibile dal mare e delimita il limite della Rupe.

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Il Faro di Agropoli

Le torri

Anche ad Agropoli, come del resto in tutta la costa tirrenica meridionale, possiamo trovare delle torri fortificate. Queste furono erette, nel 1564, per ordine del viceré spagnolo don Pedro de Toledo, a causa delle costanti minacce che costituivano le costanti scorribande dei pirati.

Iniziano a sorgere così, nei punti strategici, queste torri di avvistamento lungo la costa che da Agropoli si estende fino a Sapri.

A seguito di quest’ordine verrà edificata la Torre di San Francesco, costruita su un’alta sporgenza a picco sul mare, leggermente più a sud del promontorio su cui sorge il Castello, e rafforzata una torre circolare all’epoca già esistente: la Torre di San Marco.

La Torre di San Marco
La Torre di San Marco

Torre di San Francesco

La Torre di San Francesco, di forma quadrata, fu edificata accanto al convento francescano del 1230, questa risultava in una posizione estremamente strategica, difatti, dalla torre sono visibili sia il Castello e sia la Torre di San Marco a Nord, che le torri, di cui oggi restano soltanto delle rovine, costruite a Trentova e a Punta Tresino (questa facente parte del comune di Castellabate) a Sud.

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La Torre di San Francesco

La Fornace

La data dell’inaugurazione risale al 1880, l’idea di edificare una fornace per produrre mattoni fu dell’ingegner Vincenzo Del Mercato. Questa, dopo attenti studi, fu edificata in località Campamento, a pochi passi dal Fiume Testene, in quanto qui vi era un’abbondanza di giacimenti di argille plastiche.

Nel periodo d’oro della fornace sono stati prodotti molti tipi di mattoni, quali rex, tegole, cannocchiali, proveri, quattro fori, tre fori.

Dopo quasi un secolo di attività la fornace vide arrivare inesorabile il suo declinò, fino a cessare la sua attività nel 1970.

Nel 2017 La Fornace è stata completamente ristrutturata e oggi si presenta così:

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La Fornace di Agropoli ristrutturata

Le chiese

La chiesa della Madonna delle Grazie sita in quello che oggi è il centro cittadino, quando fu edificata, anche se non si conosce l’anno di costruzione che probabilmente è da attestarsi attorno al ‘500, non era affatto ubicata nel cuore pulsante di Agropoli, ma bensì essa era una piccola cappella rurale, ad un solo vano, essa era di circa 13 metri di lunghezza e 6 di larghezza, ed era intitolata a “Santa Maria del Pozzo” per via della sua vicinanza ad una fonte di acqua sorgiva dalla quale gli abitanti vi attingevano il prezioso liquido.

Alla Madonna del Pozzo gli agropolesi si sono spesso rivolti nei momenti di difficoltà, durante le invasioni barbariche, le pestilenze e le carestie.

A lei si rivolsero durante la peste del 1656 che, solo a Napoli, stermino più di metà della popolazione. Anche Agropoli vide la popolazione decimarsi e secondo un’antica leggenda popolare, fu proprio in quel periodo che l’immagine della Madonna apparve ad un uomo mentre era in procinto di attingere l’acqua dal Pozzo.

Dopo questo episodio in molti si rivolsero alla Madonna per chiederle le grazie affinché potessero sopravvivere alla peste. Quando questa cessò, i sopravvissuti ampliarono ed arricchirono la piccola cappella e diedero incarico ad un pittore napoletano di realizzarvi all’interno un affresco della Madonna.

Un altro fenomeno miracoloso, legato alla figura della Madonna del Pozzo, avvenne nel 1764. In quell’anno era in atto una grande carestia. Non pioveva da mesi, la siccità aveva reso i campi aridi che non davano più i loro frutti e la città era ormai allo stremo delle forze.

Gli agropolesi, ancora una volta, si rivolsero alla Madonna: il 10 agosto la calamità provocò la sua ultima vittima, il giorno seguente, l’11 agosto, iniziò a piovere e lo fece ininterrottamente per ben due settimane.

I fedeli attribuirono il miracolo alla Vergine che, da allora, viene ancora oggi festeggiata l’11 agosto.

Nel 1875, nei verbali della visita pastorale di Mons. Siciliani, emerge per la prima volta il nuovo nome della chiesa: Madonna delle Grazie proprio per ricordare i numerosi miracoli ricevuti dai fedeli.

La chiesa dopo il 1928 fu ristrutturata ed ampliata. Ai suoi margini, dove fino ad allora era costruito il cimitero cittadino, mons. Merola fece costruire le navate, successivamente la canonica, la sacrestia, il trono per la Madonna e un edificio per le attività parrocchiali.

Successivamente don Armando Borrelli provvide a far realizzare il campanile con l’orologio e a rimodernare la chiesa.

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Chiesa Madonna delle Grazie

La chiesa della Madonna di Costantinopoli edificata sul promontorio e a pochi passi dalla porta del borgo antico domina da secoli sulla città e sul porto turistico.

La sua costruzione è sicuramente risalente a prima del 1583, allorché in quell’anno venne accertata nella stessa la presenza di una confraternita.

Sul frontone della chiesa campeggia la scritta “Ave Stella Maris”, chiaro riferimento all’antico inno gregoriano inserito nella liturgia delle ore: nella tradizione occidentale il nome “Maria” fu tradotto in “Stella del mare”.

L’edificio ha un’unica navata con annesso campanile.

Al suo interno troviamo la statua della Madonna di Costantinopoli che presenta una caratteristica unica: coerentemente con l’origine orientale del culto, infatti, la Vergine regge il Bambino sul braccio sinistro secondo la tradizione iconografica bizantina.

Nell’adiacente palazzo si trova riutilizzata nella muratura un’epigrafe di grande importanza storica EP(iscopu)S † [L]EONARDUS D(ominus) N(oster) (Il Vescovo Leonardo nostro signore), che testimonia la probabile sepoltura ad Agropoli di Leonardo, vescovo della diocesi di Paestum.

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Chiesa Madonna di Costantinopoli

Tra storia e leggenda – La leggenda narra che il corsaro Ottomano Barbarossa (Khair-ed Din) assalì Agropoli nel 1535, la saccheggiò, rase al suolo case e chiese, bruciò i campi e uccise chiunque tentò di opporsi alla sua furia.

Oltre 500 agropolesi furono deportati e venduti come schiavi a Tunisi e Algeri.

Alcuni coraggiosi e devoti fedeli della Madonna, prima che la furia del Barbarossa si abbattesse sul borgo, riuscirono a mettere in salvo la statua in una grotta del promontorio.

Purtroppo nemmeno questi fedeli riuscirono a sottrarsi alla violenza del corsaro, che furono o uccisi o deportati portando con loro il segreto dell’esatta ubicazione del nascondiglio.

Alcuni anni più tardi una forte mareggiata strappò la statua dal suo buio nascondiglio gettandola in mare, alcuni pescatori vedendola galleggiare sul’acqua la riportarono sulla terra ferma dove le edificarono una cappella.

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Affresco della Madonna di Costantinopoli

Molteplici sono le apparizioni della Madonna di Costantinopoli a protezione dei pescatori, tra queste se ne ricordano due in particolare.

Una di queste apparizioni avvenne nel 1956, allorquando 20 pescatori, usciti in mare per la pesca con le loro imbarcazioni, al momento di rientrare sulla terra ferma carichi di pesce, furono bloccati al largo da un forte nubifragio.

Il mare, divenuto grosso e minaccioso, vanificava, rendendoli inutili, gli sforzi dei pescatori che con le loro piccole barche tentavano di rientrare a riva.

Alla scena, dall’alto della rupe, assistevano impotenti le famiglie degli sfortunati pescatori, che levarono in coro una preghiera alla Madonna nella speranza di un miracolo.

E miracolo fu. La Madonna apparve ai pescatori, così come raccontano gli anziani, che grazie alla sua intercessione riuscirono a rientrare in porto.

A perenne ricordo di questo evento fu dipinto un affresco sul soffitto della chiesa della Madonna di Costantinopoli, che mostra proprio la Madonna apparire in soccorso ai pescatori.

Un’altro evento di cui si ha notizia si ebbe nel 1913, quando su Agropoli si abbatté un violento nubifragio che spazzò via le tende di un vicino accampamento di soldati francesi, questi, decisi a trovare un rifugio, all’asciutto, a tutti i costi, si diressero verso la chiesa dove vi si accamparono nonostante le animate proteste dei fedeli.

Ad un certo punto però, non si sa come, da sotto il pavimento della Cappella della Madonna di Costantinopoli cominciò a fuoriuscire acqua. I soldati, increduli, si videro a questo punto costretti ad abbandonare la chiesa.

Qualcuno udì il Comandante Francese chiedere perdono alla Madonna promettendo che avrebbero trovato un’altro posto dove ripararsi. Era la notte del 24 luglio e la Beata Vergine era, ancora una volta, intervenuta a protezione dei fedeli.

Da allora ogni 24 luglio si festeggia ad Agropoli la Beata Vergine Madonna di Costantinopoli, da sempre considerata la protettrice dei pescatori. Questa è senza ombra di dubbio la festa più sentita e folcloristica di Agropoli.

Il momento più suggestivo dei festeggiamenti avviene allorché la statua della Madonna, alla fine della Solenne Processione per le vie del paese, viene imbarcata su di un peschereccio dando inizio alla processione in mare lungo le coste della città.

La festa si conclude con uno straordinario spettacolo pirotecnico sulle acque del porto turistico che, da anni, attira migliaia di persone.

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Festeggiamenti per la Madonna di Costantinopoli

La Chiesa madre dei S.S. Pietro e Paolo è di sicure origini tardo antiche, in quanto, in una lettera di Papa Gregorio Magno, datata 593 dopo Cristo, si parla della presenza del presule pestano e si connette nella dedica alla tradizione dell’approdo di San Paolo in una località agropolese ed a S. Pietro, pescatore come molti degli abitanti del borgo antico.

Alcuni anni fa, durante le opere di restauro dell’edificio, furono rinvenute antiche colonne e reperti d’epoca greco-romana e medievale, che oggi, grazie ad un pavimento trasparente, sono visibili ai visitatori.

L’interno della chiesa è a navata unica con coro, pulpito e confessionali. La posizione centrale nell’assetto viario del borgo antico e l’immediata vicinanza del castello ne rivelano l’enorme valore di fulcro urbanistico religioso.

Il 29 giugno la città di Agropoli festeggia i suoi santi patroni Pietro e Paolo.

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La Chiesa madre dei S.S. Pietro e Paolo

La Chiesa di Santa Maria della Pietà o dell’Addolorata è una piccola chiesetta situata nel lato Nord-Ovest del borgo antico riedificata alla fine degli anni ’60 per iniziativa dell’allora Parroco Don Cesare Caradonna.

Le prime testimonianze della presenza della piccola chiesa nel borgo antico risalgono al 1583, essa era sede della confraternita dei Sette Dolori dalla quale prese il nome dell’Addolorata.

Al suo interno sono custodite le statue di Gesù Morto, della Beata Vergine Addolorata e una tela raffigurante la Crocefissione.

Chiesa di Santa Maria della Pietà o dell’Addolorata
Chiesa di Santa Maria della Pietà o dell’Addolorata

Monumento ai Caduti

Il primo monumento ai caduti di Agropoli, risale all’11 maggio del 1924, fu realizzato per volontà del popolo agropolese, che contribuì senza distinzione di ceto o di credo politico e con grande entusiasmo alla realizzazione del monumento.

Purtroppo, l’originale monumento, durante la seconda guerra mondiale fu rimosso perchè la patria aveva bisogno di bronzo. L’attuale monumento risale al 20 novembre 1985.

Monumento dei Caduti in Mare

Il monumento dei caduti in mare di Agropoli è rappresentato da una grande ancora posta su di un piedistallo di marmo, alla cui base sono stati trascritti i nomi dei caduti i mare durante le guerre.

Il convento, lo scoglio e la statua di San Francesco

Il 24 Giugno 1219 Francesco di Assisi si imbarcò per Ancona, porto dal quale raggiunse i crociati in terra santa. Lì cercò di convertire il sultano e predicò tra gli infedeli, ma durante la sua opera fu richiamato in Italia, dove si era reso urgente la riorganizzazione del suo ordine.

Durante il viaggio di ritorno in Italia, il Santo, si fermò in alcuni centri costieri del Principato di Salerno, tra i quali vi era anche Agropoli. Qui il Santo “vestito di una rozza tonaca si diè a piedi nudi a predicare la perfezione evangelica per le vie e nelle piazze della città”.

La veridicità dei fatti, della tradizione popolare, che narrano del passaggio di San Francesco ad Agropoli è suffragata e comprovata da alcuni documenti storici.

Ad Agropoli, in memoria del passaggio del Santo vi sono un convento e uno scoglio con una croce. Su questo scoglio si narra che San Francesco abbia parlato ai pesci dal momento che gli agropolesi non vollero ascoltarlo.

Un’altra leggenda che accompagna lo scoglio è che vuole che questi, qualsiasi siano le condizioni del mare, non venga mai sommerso dall’acqua.

Agropoli mare
Scoglio di San Francesco

La leggenda della venuta di San Francesco ad Agropoli non poteva non scuotere l’animo di un francescano, Sinforiano Basile, parroco di Santa Barbara di Copersito Cilento, che nella metà degli anni ’80 decise di edificare un imponente monumento visibile da tutto il Cilento e la Piana del Sele.

La grande statua di San Francesco, che grazie al francescano Basile venne realizzata sulla sommità del Colle San Marco, si compone di una torre alta 25,60 metri sormontata da una statua di sei metri in marmo bianco di Carrara, posta su di un piedistallo alto un metro.

Alla fine l’imponente struttura raggiunge un’altezza di circa 33 metri, purtroppo, come spesso accade, l’opera fu innalzata, la statua montata sulla sommità e poi null’altro, di lì in poi il lento declino.

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Statua di San Francesco

Guarda Agropoli in tutta la sua bellezza in questo articolo: Agropoli: Foto e immagini da condividere

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